I nostri esperti tecnici selezionano componenti di massima qualità, scegliendoli tra le migliori marche e garantendo così al cliente un rapporto qualità/prezzo imbattibile.

Acquistare un pc su misura non solo vi permette di spendere bene il vostro denaro, ma vi assicura che il computer avrà tutte le caratteristiche di cui avete bisogno.

I tecnici E-Lab Service curano alla perfezione l’assemblaggio e la disposizione interna di componenti e cavi a vantaggio non solo dell’estetica, ma anche e soprattutto dell’efficienza del sistema di raffreddamento del computer.

Garantiamo un computer stabile ed efficiente, basandoci sulle esplicite richieste del cliente. Un computer assemblato e realizzato su misura utilizza i seguenti componenti:

CASE – CABINET

Il case o cabinet o chassis è il telaio all’interno del quale sono installati i componenti principali di un computer: scheda madre, eventuali altre schede elettroniche (scheda video, scheda CPU, scheda audio, scheda di rete, scheda di memoria ecc.), drive (floppy disk drive, hard disk, lettore CD, masterizzatore, ecc.) e alimentatore. Esterni al case restano le periferiche esterne (monitor, tastiera, mouse, joystick, trackball, stampante, modem, ecc.). Normalmente il case è in lamiera metallica, di solito SECC (dall’inglese “Steel, Electrogalvanized, Cold rolled, Coil”, un tipo di acciaio apprezzato per il basso costo e l’elevata conducibilità termica), oppure in alluminio, rame ma può anche essere in plastica o in legno.

PROCESSORE CPU

L’unità di elaborazione centrale (abbreviazione comunemente utilizzata: “CPU”) o processore centrale è una tipologia di processore digitale general purpose la quale si contraddistingue per sovrintendere tutte le funzionalità del computer digitale basato sull’architettura di von Neumann o sull’architettura Harvard. È detta unità centrale di elaborazione perché coordina in maniera centralizzata tutte le altre unità di elaborazione presenti sulle moderne architetture hardware dei computer ovvero i chip di elaborazione delle varie periferiche interne o schede elettroniche (scheda audio, scheda video, scheda di rete) (es. coprocessore e processore di segnale digitale). Il compito della CPU è quello di eseguire le istruzioni di un programma presente in memoria centrale o primaria (RAM) dopo averlo prelevato dalla memoria secondaria o di massa. Durante l’esecuzione del programma la CPU legge o scrive dati in memoria centrale. Il risultato dell’esecuzione dipende dal dato su cui si opera e dallo stato interno in cui la CPU stessa si trova, e può mantenere la traccia delle operazioni passate. Attualmente la CPU è tipicamente implementata come microprocessore monolitico, montata sulla scheda madre e collegata alle altre periferiche interne (schede elettroniche) attraverso il chipset, presente anch’esso sulla scheda madre, e relative interfacce di collegamento.

SCHEDA MADRE

La scheda madre o scheda di sistema, anche conosciuta come motherboard o mainboard (abbreviazioni diffuse nel linguaggio comune: “MB”, “M/B”, “mobo”), è una parte fondamentale di un moderno personal computer: sotto forma di scheda elettronica principale raccoglie in sé tutta la circuiteria elettronica e i collegamenti di interfaccia tra i vari componenti interni principali del PC (CPU, memoria e le altre schede elettroniche montate o alloggiate sopra) comprendendo quindi anche i bus di espansione e le interfacce verso le periferiche esterne. È responsabile dunque della trasmissione e temporizzazione corretta di molte centinaia di segnali diversi, tutti ad alta frequenza e sensibili ai disturbi, tra processore e periferiche interne e viceversa. La sua buona realizzazione è quindi un fattore chiave per le prestazioni e l’affidabilità dell’intero computer. È composta da un circuito stampato estremamente complesso, ricavato da un sandwich di strati di vetronite e rame: generalmente una scheda madre può avere da quattro a sei strati di rame. In questi sono ricavate le piste che collegano i componenti, che devono essere calcolate con molta cura: alle frequenze normalmente adoperate dalle CPU e dalle memorie RAM in uso oggi, infatti, la trasmissione dei segnali elettrici non si può più considerare istantanea ma deve tenere conto dell’impedenza propria della pista di rame e delle impedenze di ingresso e di uscita dei componenti connessi, che influenzano il tempo di volo dei segnali da un punto all’altro del circuito. Su questo circuito stampato vengono saldati una serie di circuiti integrati, di zoccoli e di connettori; gli integrati più importanti sono il chipset che svolge la gran parte del lavoro di interfaccia fra i componenti principali e i bus di espansione, la ROM (o PROM, EEPROM o simile), il Socket per il processore e i connettori necessari per il montaggio degli altri componenti del PC e delle schede di espansione. La struttura attuale delle schede di sistema dei computer è il frutto di un’evoluzione tecnologica che ha portato a definire una architettura di sistema valida, in linea di massima, per tutti i sistemi di classe personal computer o di potenza paragonabile.

DISSIPATORI E VENTOLE

In elettronica un dissipatore è un dispositivo, montato generalmente su una scheda elettronica, che consente l’abbassamento della temperatura dei componenti elettronici e/o elettronici presenti che sprigionano calore come transistor e processori, evitando che il surriscaldamento degli stessi ne provochi il malfunzionamento o l’arresto. I materiali utilizzati sono il rame e l’alluminio; il primo viene impiegato nei casi dove occorra la massima efficienza nel trasferimento termico, accettandone il maggior costo e il maggior peso specifico, l’alluminio viene scelto per condizioni operative meno impegnative. Solitamente è di forma toroidale, configurato a lamelle, per aumentare l’efficienza nella sottrazione di calore (aumento rapporto superficie/volume), e ulteriormente accoppiato con una ventola di raffreddamento mossa da un piccolo motore elettrico (collegato direttamente alla scheda madre) che fornisce un flusso di aria di ventilazione. Ne esistono di molte altre forme, conformate in funzione dei componenti a cui devono essere applicati, in alcuni casi, prevalentemente apparecchiature voluminose sviluppanti molto calore, costituiscono parte portante del telaio stesso. Il principio sfruttato è sempre quello di aumentare la superficie radiante per favorire la dispersione del calore per irraggiamento e convezione. Quando necessita efficienza estrema e minimo ingombro, si adotta la soluzione definita “ventilazione forzata”, come nel caso delle CPU o della strumentazione elettronica. Particolare attenzione va rivolta all’accoppiamento meccanico tra il dispositivo generante calore e il dissipatore, per ottenere la massima efficienza, viene interposto tra le due superfici a contatto, una pasta termoconduttiva, avente funzione di eliminare completamente il velo di aria inevitabilmente presente, essendo la stessa un pessimo conduttore termico, ne limiterebbe l’efficienza. I dissipatori attivi dispongono di un corpo dissipante alettato in alluminio o rame, attraverso il quale viene fatto passare un flusso d’aria generato da una ventola, che ne asporta il calore trasferendolo lontano dal componente. È il sistema di raffreddamento di minore ingombro e più economico, e può essere più o meno rumoroso a seconda dell’efficienza del corpo dissipante, della velocità di rotazione della ventola e dalla qualità dei cuscinetti adottati. Nel marzo del 2008, due scienziati statunitensi hanno realizzato un dissipatore per CPU in grado di creare una corrente d’aria senza l’uso di parti meccaniche in movimento, sfruttando il principio fisico dell’effetto corona. Il risultato è un sistema di ventilazione virtualmente privo di emissioni acustiche e in grado di consumare solo una frazione dell’energia richiesta dai comuni dissipatori attivi. I dissipatori passivi Costituiti da lamelle in rame o alluminio molto ravvicinate, tenute insieme da una struttura portante, anch’essa in rame e/o alluminio. Le lamelle possono essere realizzate con procedimenti diversi: pressofusione dell’alluminio, ribattitura o saldatura delle stesse ad un blocco portante, o ricavate per fresatura dal pieno (il più costoso). Il calore viene dissipato grazie alla conduttività termica del metallo utilizzato ed alle correnti convettive che si generano, per effetto della differenza di temperatura, nell’aria intorno al dissipatore. Per questo è molto importante che il dissipatore venga posizionato nel verso giusto: ovvero bisogna fare in modo che l’aria abbia la possibilità di scorrere in verticale lungo le superfici del dissipatore, perciò le alette del dissipatore devono essere orientate in verticale e mai in orizzontale. Inoltre una parte di calore viene ceduta all’ambiente circostante attraverso il fenomeno dell’irradiazione. Qualsiasi corpo che si trovi a temperatura superiore a zero kelvin emette energia sotto forma di radiazione elettromagnetica, riducendo di conseguenza la sua temperatura. In condizioni di equilibrio ciascun corpo emette la stessa quantità di energia che riceve dagli oggetti circostanti (fra cui sono comprese, ad esempio, le pareti della stanza in cui questo si trova). Nel caso del dissipatore, per il fatto che questo si trova a temperatura superiore rispetto agli oggetti circostanti l’energia emessa è maggiore di quella ricevuta. Il contributo dell’irradiazione alla dissipazione è predominante alle basse temperature e si può dire che sia praticamente l’unico mezzo di dissipazione di calore per i componenti elettronici comuni. Per i dissipatori in genere ha luogo un mix di scambio convettivo e irradiazione che viene raggruppato sotto la definizione di adduzione, a cui si riferiscono i coefficienti che solitamente si trovano in giro. Questo sistema di raffreddamento, a parità di prestazioni è più ingombrante di un analogo sistema a ventilazione forzata, però ha il pregio di essere completamente silenzioso. I dissipatori a liquido sono dei veri e propri piccoli impianti di raffreddamento, dove l’acqua, fatta circolare da una pompa, passa attraverso il waterblock, un dispositivo che ha lo scopo di assorbire il calore dal componente da raffreddare e trasferirlo all’acqua in circolo, la quale fluendo attraverso un radiatore attraversato da un flusso d’aria generato da una o più ventole, il calore dell’acqua viene disperso nell’ambiente. Questo sistema di raffreddamento è il più efficace ma anche il più costoso, inoltre bisogna effettuare manutenzione periodicamente cambiando l’acqua e pulendone i componenti. Esistono varie aziende italiane nella produzione del watercooling.

MEMORIE RAM

La memoria ad accesso casuale (abbreviazione diffusa nel linguaggio comune: “RAM”) è una tipologia di memoria informatica caratterizzata dal permettere l’accesso diretto a qualunque indirizzo di memoria con lo stesso tempo di accesso. La memoria ad accesso casuale si contrappone alla memoria ad accesso sequenziale e alla memoria ad accesso diretto rispetto alle quali presenta tempi di accesso sensibilmente inferiori motivo per cui è utilizzata come memoria primaria. La tipologia di memoria ad accesso casuale più comune attualmente è a stato solido, a lettura-scrittura e volatile, ma rientrano nella tipologia di memoria ad accesso casuale la maggior parte delle tipologie di ROM (inteso nell’accezione più comune e non come memoria a sola lettura), la NOR Flash (una tipologia di memoria flash), oltre a varie tipologie di memorie informatiche utilizzate ai primordi dell’informatica e oggi non più utilizzate come ad esempio la memoria a nucleo magnetico. Esclusivamente l’acronimo RAM (non il termine “memoria ad accesso casuale”) ha anche una seconda accezione più ristretta ma attualmente più diffusa secondo cui la RAM è una memoria ad accesso casuale della tipologia più comune cioè a stato solido, a lettura-scrittura e volatile.

SCHEDA VIDEO

In informatica ed elettronica una scheda video è un componente hardware del computer, sotto forma di scheda elettronica, che ha lo scopo di generare un segnale elettrico in output che possa essere poi inviato in input a video (display o monitor) per essere tradotto da quest’ultimo in segnale ottico visivo e mostrato all’utente. A seconda del tipo di computer questo dispositivo può essere più o meno potente: i primi modelli di scheda video potevano visualizzare solo testo; successivamente si sono diffuse anche schede video in grado di mostrare output grafici (immagini non testuali) e, recentemente, anche modelli tridimensionali texturizzati in movimento e in tempo reale. Questi ultimi tipi di scheda provvedono anche ad elaborare e modificare l’immagine nella propria memoria interna, mentre le schede 2D possono mostrare immagini 3D solo con l’aiuto della CPU che deve eseguire da sola tutti i calcoli necessari. Una tipica scheda video contiene un integrato grafico (o più di uno) che gestisce una certa quantità di RAM dedicata a memorizzare i dati grafici da visualizzare e che risiede fisicamente sulla scheda stessa. Le schede video costruite per i PC IBM e compatibili contengono anche una ROM con un driver molto semplice (chiamato firmware che è aggiornabile nelle moderne schede video), usato dal BIOS per il bootstrap. Il funzionamento di una scheda video è, in linea di massima, molto semplice: ogni locazione di RAM grafica contiene il colore di un pixel dello schermo, o di un carattere se la scheda sta visualizzando solo testo; il chip grafico si limita a leggere in sequenza le locazioni necessarie (se sta lavorando in modo testo, ogni locazione viene elaborata da un generatore di caratteri) e a pilotare un convertitore digitale-analogico, detto RAMDAC, che genera il segnale video che sarà visualizzato dal monitor. Dalla quantità di RAM grafica equipaggiata nella scheda e dalla velocità (frequenza) massima del suo RAMDAC dipendono la risoluzione massima raggiungibile e il numero di colori contemporaneamente visibili. Tutte le schede video possono visualizzare anche grafica tridimensionale (al limite anche quelle con sola modalità testo, se si accetta una rappresentazione ASCII art), ma senza funzioni apposite di accelerazione. L’intero lavoro di calcolo deve essere svolto, pixel per pixel, dalla CPU principale del computer, che viene spesso completamente assorbita da questo compito: una scheda grafica non tridimensionale si limita in pratica a visualizzare una serie di immagini bidimensionali che le vengono inviate dal sistema.

ALIMENTATORE

Un alimentatore è un convertitore AC-DC, ovvero un apparato elettrico, semplice o composto, che serve a raddrizzare in uscita la tensione elettrica in ingresso (da alternata AC a continua DC) in modo da fornire energia elettrica adattandola all’uso di altre apparecchiature elettriche (es. elettrodomestici), modificando eventualmente anche i livelli di tensione e corrente, e dunque potenza, in uscita. Gli alimentatori differiscono ampiamente in funzione della potenza gestita, così anche per le caratteristiche di qualità della corrente elettrica fornita all’uscita. Un alimentatore con pari valori di tensione e potenza è più complesso e costoso quanto più la tensione fornita è precisa e stabile, e quanto maggiore è la sua affidabilità. Esistono anche alimentatori da laboratorio, in cui la tensione di uscita è regolabile a piacere dall’utilizzatore in base alla necessità. Questi alimentatori hanno anche una limitazione della corrente massima fornita, in alcuni casi regolabile, utile per evitare problemi in caso di cortocircuito e per speciali circuiti con alimentazione in corrente costante.

HARD DISK

Un disco rigido o disco fisso, anche chiamato hard disk drive (abbreviazioni comuni: “hard disk”, “HDD”) o fixed disk drive (abbreviazioni comuni: “fixed disk”, “FDD”), è un dispositivo di memoria di massa di tipo magnetico che utilizza uno o più dischi magnetizzati per l’archiviazione dei dati (file, programmi e sistemi operativi). Il disco rigido è una periferica di input-output del computer ed è uno dei tipi di dispositivi di memoria di massa attualmente più utilizzati essendo presente nella maggior parte dei computer ed anche in altri dispositivi elettronici, come ad esempio il PVR. Il disco rigido ha da poco tempo un serio concorrente, l’unità a stato solido, destinata probabilmente in futuro a soppiantarlo. Il disco rigido è costituito fondamentalmente da uno o più piatti in rapida rotazione, realizzati in alluminio o vetro, rivestiti di materiale ferromagnetico e da due testine per ogni disco (una per lato), le quali, durante il funzionamento “volano” alla distanza di poche decine di nanometri dalla superficie del disco leggendo o scrivendo i dati. La testina è tenuta sollevata dall’aria mossa dalla rotazione stessa dei dischi la cui frequenza o velocità di rotazione può superare i 15.000 giri al minuto; attualmente i valori standard di rotazione sono 4.200, 5.400, 7.200, 10.000 e 15.000 giri al minuto.

LETTORE / MASTERIZZATORE CD/DVD/BLUERAY

Il lettore di CD/DVD è una tipologia di drive la quale si contraddistingue per essere destinata alla lettura dei dati memorizzati su compact disc e digital versatile disk. I lettori CD/DVD sono in grado di leggere i formati fisici del CD come il CD-R e CD-RW, i numerosi formati logici del CD (CD Audio, Video CD, Super Video CD, ecc.) e i formati DVD-R e DVD-RW, i DVD-AUDIO e i DVD-VIDEO.

Il masterizzatore è un dispositivo hardware, nato nei primi mesi del 1992, atto a creare o duplicare Compact Disc (CD) o DVD di dati, audio e/o video attraverso un processo di masterizzazione di tipo ottico su supporto di memorizzazione tramite un laser. I masterizzatori interni sono collocati all’interno del case del computer, nell’alloggiamento da 5 pollici e 1/2 ed utilizzano diversi tipi di connessione (la cui differenza principale è il transfer rate): SCSI (ormai in disuso), EIDE o Serial ATA. Quelli esterni, invece, vengono collegati all’esterno del computer tramite due tipi di porte: USB o Firewire. La prima soluzione è molto diffusa, grazie all’ampio successo della tecnologia USB 2.0 (transfer rate teorico massimo 480 Mbps), la seconda, ovvero la connessione Firewire (transfer rate teorico massimo 400 Mbps/IEEE1394 e 800 Mbps/IEEE1394b), meno. Poiché le sessioni sui CD e sui DVD devono essere scritte in una sola passata, senza interruzioni, i masterizzatori dispongono di una certa quantita di cache, ovvero di memoria interna temporanea, in cui memorizzare alcuni megabyte di dati prima di iniziare a scrivere. Nel caso il computer venga temporaneamente rallentato (ad esempio perché i file da scrivere sono molto frammentati), non riesca a fornire abbastanza dati al masterizzatore, quest’ultimo svuoterà progressivamente la cache in modo da poter continuare a scrivere a velocità costante. Tuttavia se la velocità di scrittura è eccessiva ad un certo punto la cache verrà inevitabilmente esaurita producendo un CD illeggibile (buffer underrun). Per far fronte a questo problema sono state sviluppate delle tecnologie che permettono al masterizzatore di modificare al volo la velocità di scrittura, adattandola alla velocità del flusso di dati in entrata; i sistemi più noti sono burn proof e safe link. Esistono anche dei masterizzatori che funzionano sia in maniera interna che esterna, solitamente questo tipo di masterizzatore ha allacciata una scheda che fa da adattatore per il collegamento in maniera esterna ma smontando questa scheda si può benissimamente montare in un computer fisso allacciando il cavo dati e il cavo del voltaggio. Questa è una soluzione molto utile nel caso in cui si rovinerebbero i cavi del masterizzatore e non sarebbe possibile utilizzarlo in maniera esterna.

CAR READER – LETTORE DI MEMORIE

Un lettore di memory card è un dispositivo per l’accesso ai dati su una scheda di memoria, come ad esempio una scheda CompactFlash (CF), Secure Digital (SD) o MultiMediaCard (MMC). La maggior parte dei lettori di schede offrono anche capacità di scrittura. Alcune stampanti e personal computer hanno un lettore di schede incorporato. Un lettore di schede viene utilizzato per la comunicazione con più di un tipo di scheda di memoria flash. I lettori multipli di schede non sono dotati di capacità di memoria, ma sono in grado di accettare più tipi di schede di memoria.

Il numero di schede di memoria compatibili varia da lettore a lettore e può includere più di 20 tipi diversi. Il numero delle diverse schede di memoria che un lettore di schede multi può accettare è espressa come x-in-1, dove x è una cifra di merito che indica il numero di schede di memoria accettate, come ad esempio 35-in-1. Ci sono tre categorie di lettori di schede ordinati dal tipo e quantità di slot per schede: singolo lettore di schede (ad esempio 1x SD-only), lettore di schede multi (ad esempio 9-in-1) e il lettore di schede di serie (ad esempio, solo SD 4x) .

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